Fonte: www.meltingpot.org
Permesso di Soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo
Il test di lingua italiana, In vigore dal 9 dicembre 2010
L’ art 9, comma 2-bis, del Testo Unico in materia di Immigrazione, disciplinato dal Decreto del Ministero dell’Interno del 4 giugno 2010, prevede, tra i requisiti necessari ai fini del rilascio del pds CE per soggiornanti di lungo periodo, il superamento di un test di lingua italiana.
Scheda pratica – Il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo
Non devono sostenere il test:
I figli minori degli anni quattordici, anche nati fuori dalmatrimonio, propri e del coniuge;
Gli stranieri affetti da gravi limitazioni alla capacità di apprendimento linguistico derivanti dall’età, da patologie o da handicap, attestate mediante certificazione rilasciata dalla struttura sanitaria pubblica;
Gli stranieri in possesso di un attestato di conoscenza della lingua italiana che certifica un livello di conoscenza non inferiore al livello A2 del Quadro comune di riferimento europeo per la conoscenza delle lingue approvato dal Consiglio d’Europa, rilasciato dagli enti certificatori riconosciuti dal Ministero degli affari esteri e dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca;
Gli stranieri che hanno frequentato un corso di lingua italiana presso i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti ed hanno conseguito, al termine del corso, un titolo che attesti il raggiungimento di un livello di conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello A2 del Quadro comune di riferimento europeo per la conoscenza delle lingue, approvato dal Consiglio d’Europa;
Gli stranieri che abbiano ottenuto, nell’ambito dei crediti maturati per l’accordo di integrazione (non ancofra in vigore) di cui all’art. 4-bis del Testo unico, il riconoscimento di un livello di conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello A2;
Gli stranieri che abbiano conseguito il diploma di scuola secondaria di primo o secondo grado presso un istituto scolastico appartenente al sistema italiano di istruzione o abbia conseguito, presso i centri provinciali per l’istruzione di cui alla lettera b), il diploma di scuola secondaria di primo o di secondo grado, ovvero frequenta un corso di studi presso una Università italiana statale o non statale legalmente riconosciuta, o frequenta in Italia il dottorato o un master universitario;
Gli stranieri entrati in Italia ai sensi dell’art. 27, comma 1, lettere a), c) d), e q), del Testo Unico:
1) dirigenti o personale altamente specializzato di società aventi sede, uffici di reappresentanza o filiali in Italia
2) professori universitari destinati a svolgere in Italia un incarico accademico
3) traduttori e interpreti
4) giornalisti corrispondenti ufficialmente accreditati
Il livello A2
Oralmente l’alunno comprende:
Semplici argomenti ed espressioni comuni, legati all’ambiente, al vissuto personale, alle attività consuete.
La descrizione di persone, luoghi, attività.
Dialoghi su argomenti conosciuti.
Le informazioni presenti in semplici testi, canzoni, avvisi, narrazioni.
Video su argomenti noti.
Nella lettura l’alunno comprende:
Coglie informazioni precise in testi semplici e vari non supportati da immagini, e le sa sintetizzare.
Risponde a domande sul testo e completa le griglie.
Capisce il succedersi logico e cronologico degli eventi.
Quando parla l’alunno:
Interagisce in un dialogo o in una conversazione a tre.
Sa produrre brevi monologhi informativi e descrittivi relativi ad esperienze personali e di altri, anche relative al passato.
Sa esprimere semplici progetti e valutazioni personali.
Quando scrive l’alunno:
Sa formulare brevi messaggi su bisogni immediati.
Compone messaggi personali semplici.
Compone testi personali quali una lettera ad un amico.
Esprime semplicemente un’opinione riguardo ad un tema noto.
Procedure previste per sostenere il test
Lo straniero dovrà presentare la richiesta di sostenere il test di lingua utile al conseguimento della certificazione di livello A2 alla Prefettura competente in base al domicilio attraverso modalità telematiche.
La richiesta dovrà contenere obbligatoriamente:
l’indicazione delle generalità del richiedente;
i dati relativi al titolo di soggiorno in possesso (numero, data di rilascio, scadenza, tipologia);
i dati del documento valido per l’espatrio (passaporto o titolo equipollente)
l’indirizzo presso cui lo straniero intende ricevere la convocazione per lo svolgimento della prova.
La Prefettura convocherà lo straniero, entro sessanta giorni dalla richiesta, per lo svolgimento del test di conoscenza della lingua italiana, indicando il giorno, l’ora ed il luogo in cui sostenere il test.
Lo svolgimento del test di lingua
Il test si svolge, previa identificazione dello straniero a cura del personale della prefettura ed esibizione della convocazione, con modalità informatiche, ed e’ strutturato sulla comprensione di brevi testi e sulla capacità di interazione, in conformità ai parametri adottati, per le specifiche abilità, dagli Enti di certificazione. Il contenuto delle prove che compongono il test, i criteri di assegnazione del punteggio e la durata della prova sono stabiliti in collaborazione con un Ente di certificazione:
1) Università degli studi di Roma Tre;
2) Università per stranieri di Perugia;
3) Università per stranieri di Siena;
4) Società Dante Alighieri.
La sede dell’esame è stabilita dal Consiglio Territoriale per l’Immigrazione in accordo con enti locali ed istituzioni scolastiche.
Eccezioni
A richiesta dell’interessato il test può essere svolto con modalità scritte di tipo non informatico.
Il punteggio
Per superare il test il candidato deve conseguire almeno l’ottanta per cento del punteggio complessivo.
I risultati
Il risultato della prova e’ comunicato allo straniero ed è inserito, a cura del personale della prefettura, nel sistema informativo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’interno.
Esito negativo
In caso di esito negativo, lo straniero può ripetere la prova, ripresentando la domanda.
La preparazione al test
I corsi di preparazione per il superamento del test di lingua di livello A2 sono svolti presso i Centri territoriali Permanenti, o altri enti che abbiano stipulato convenzioni con:
1) Università degli studi di Roma Tre;
2) Università per stranieri di Perugia;
3) Università per stranieri di Siena;
4) Società Dante Alighieri.
Il decreto prevede inoltre che i consigli territoriali per l’immigrazione, anche attraverso accordi con enti pubblici e privati e con associazioni attive nel campo dell’assistenza agli immigrati, nell’ambito delle risorse statali e comunitarie disponibili, promuovono progetti di informazione per illustrare le modalità di attestazione della conoscenza della lingua italiana ai fini del rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo e progetti per la preparazione al test.
为 了 中 意 青 年 有 更 好 的 明 天!友好、团结、共创! E-mail: angi.torino@gmail.com Sede:Via San Giovanni Battista La Salle 17 Torino QQ: 1557121973 Facebbok:angitalia.torino Wechat:angitalia Weibo:中意青年会
2010年11月12日星期五
Permesso di Soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo-test di lingua italiana
2010年11月2日星期二
La Cina è vicina - Un seminario per conoscere la realtà cinese in Italia
Torino, 3 novembre 2010 - ore 9,00 -13,00
Gruppo Abele - Fabbrica delle "e"
c.so Trapani 91/b - Torino
Il Progetto Prostituzione e Tratta del Gruppo Abele invita a partecipare al seminario la "Cina è vicina". E' una prima tappa di conoscenza della realtà cinese in Italia in vista di un approfondimento successivo del fenomeno della tratta di esseri umani provenienti dalla Cina. Il seminario non è aperto ai giornalisti.
PROGRAMMA
Ore 9,00 registrazione partecipanti
Coordinamento lavori: Mirta Da Pra e Ornella Obert
Ore 9,30 "Il ruolo della famiglia e della donna. Sessualità e regole sociali di convivenza" (Stefania Stafutti Docente presso l'Università degli Studi di Torino)
Ore 10,30 "L'associazionismo cinese in Italia, la storia e la trasformazione" (Ming Chen, Presidente Associazione Nuova Generazione Italo Cinese)
Ore 11,00 Pausa
Ore 11,15-12,30 Esperienze a confronto
"Il Comune di Campi Bisenzio : trent'anni di lavoro sul territorio con la comunità cinese" (Adriano Chini, Sindaco, Hongyu Lin. Assessore "rapporti con la comunità cinese")
"L'esperienza dell' Associazione italo-cinese Zhi Song a Torino"( Gu Ailian Presidente, Marina Panarese Vice Presidente)
"Immigrazione cinese a Milano: storia e realtà di integrazione sociale, economica e culturale" (Angelo Ou)
Ore 12,30-13,00 Dibattito
Per informazioni: Sportello giuridico Inti - Tel. 011.3841024 Fax. 011.3841025
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Gruppo Abele - Fabbrica delle "e"
c.so Trapani 91/b - Torino
Il Progetto Prostituzione e Tratta del Gruppo Abele invita a partecipare al seminario la "Cina è vicina". E' una prima tappa di conoscenza della realtà cinese in Italia in vista di un approfondimento successivo del fenomeno della tratta di esseri umani provenienti dalla Cina. Il seminario non è aperto ai giornalisti.
PROGRAMMA
Ore 9,00 registrazione partecipanti
Coordinamento lavori: Mirta Da Pra e Ornella Obert
Ore 9,30 "Il ruolo della famiglia e della donna. Sessualità e regole sociali di convivenza" (Stefania Stafutti Docente presso l'Università degli Studi di Torino)
Ore 10,30 "L'associazionismo cinese in Italia, la storia e la trasformazione" (Ming Chen, Presidente Associazione Nuova Generazione Italo Cinese)
Ore 11,00 Pausa
Ore 11,15-12,30 Esperienze a confronto
"Il Comune di Campi Bisenzio : trent'anni di lavoro sul territorio con la comunità cinese" (Adriano Chini, Sindaco, Hongyu Lin. Assessore "rapporti con la comunità cinese")
"L'esperienza dell' Associazione italo-cinese Zhi Song a Torino"( Gu Ailian Presidente, Marina Panarese Vice Presidente)
"Immigrazione cinese a Milano: storia e realtà di integrazione sociale, economica e culturale" (Angelo Ou)
Ore 12,30-13,00 Dibattito
Per informazioni: Sportello giuridico Inti - Tel. 011.3841024 Fax. 011.3841025
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2010年10月18日星期一
Convegno Come una goccia d'acqua
Convegno
“COME UNA GOCCIA D’ACQUA”
Giovedi 28 ottobre 2010
sala Multimediale Regione Piemonte
C.so Regina Margherita 174 Torino
Ore 9.00 - 13.00
Saluto della Provincia di Torino
Presentazione della comunità cinese nella Circoscrizione VII
Presidente della Circoscrizione VII Piero Ramasso
Presentazione dei risultati del progetto “Come una goccia d’acqua”.
Khadivi Tayebeh Simin – Coop. Le Radici e le Ali
La comunità cinese e la criminalità: autori o vittime di reato? Analisi dei dati. La comunità cinese e gli ingressi per ricongiungimento familiare e per lavoro: esame dei dati dello Sportello Unico sull’Immigrazione.
Massimo Pastore A.S.G.I.
Illustrazione della cultura dei distretti di provenienza dei cittadini cinesi di Torino in rapporto al lavoro, alla scuola e alla famiglia
Chen Ming ANGI
Illustrazione del progetto “Cinesi in Italia. Percorsi di Inclusione sociale”
Marco Wong Associazione “AssoCina”
Illustrazione della realtà cinese di Barge e Bagnolo
Maurizio Boiero Associazione Amicizia Cina-Italia
Conclusione dei lavori
Modera l’incontro: Maria Teresa Martinengo giornalista La Stampa
Per ragioni di sicurezza la Regione Piemonte richiede i nominativi dei partecipanti pertanto è OBBLIGATORIA l’iscrizione.
Per informazioni
Cooperativa Le Radici e Le Ali, tel. 011.4363745
Per iscrizioni
leradicieleali@virgilio.it
“COME UNA GOCCIA D’ACQUA”
Giovedi 28 ottobre 2010
sala Multimediale Regione Piemonte
C.so Regina Margherita 174 Torino
Ore 9.00 - 13.00
Saluto della Provincia di Torino
Presentazione della comunità cinese nella Circoscrizione VII
Presidente della Circoscrizione VII Piero Ramasso
Presentazione dei risultati del progetto “Come una goccia d’acqua”.
Khadivi Tayebeh Simin – Coop. Le Radici e le Ali
La comunità cinese e la criminalità: autori o vittime di reato? Analisi dei dati. La comunità cinese e gli ingressi per ricongiungimento familiare e per lavoro: esame dei dati dello Sportello Unico sull’Immigrazione.
Massimo Pastore A.S.G.I.
Illustrazione della cultura dei distretti di provenienza dei cittadini cinesi di Torino in rapporto al lavoro, alla scuola e alla famiglia
Chen Ming ANGI
Illustrazione del progetto “Cinesi in Italia. Percorsi di Inclusione sociale”
Marco Wong Associazione “AssoCina”
Illustrazione della realtà cinese di Barge e Bagnolo
Maurizio Boiero Associazione Amicizia Cina-Italia
Conclusione dei lavori
Modera l’incontro: Maria Teresa Martinengo giornalista La Stampa
Per ragioni di sicurezza la Regione Piemonte richiede i nominativi dei partecipanti pertanto è OBBLIGATORIA l’iscrizione.
Per informazioni
Cooperativa Le Radici e Le Ali, tel. 011.4363745
Per iscrizioni
leradicieleali@virgilio.it
Music World 2010
Sabato 23 OTTOBRE 2010
ORE 20.30
OCTOBER Saturday 23th 2010
8.30 p.m.
CULTURA E MUSICA DAL MONDO
Culture and Music from the world
I Migliori Artisti per lo Spettacolo più bello
The Top Artists for the best Show
Salone del DOPOLAVORO FERROVIARIO
Via Sacchi 63
TORINO
INGRESSO LIBERO
AMIR NIAZMAND Chitarra -Tanbour
SIMONE BELLAVIA Contrabbasso
CHEN WEN -TING Cantante Lirica
SALVATORE TOTI CANZONERI Flauto
ELISA DIAZ Ballerina
JULIA KUNYAVSKAYA Cantante Lirica
LINO MEI Pianoforte
NUCCIO NOBILE Chitarra Flamenca
CHRISTIAN TREMUS Chitarra
MARCO VIOLA Violino
UGO VIOLA Fisarmonica
GIOVANNI VOLINI Armonica Cromatica
ORE 20.30
OCTOBER Saturday 23th 2010
8.30 p.m.
CULTURA E MUSICA DAL MONDO
Culture and Music from the world
I Migliori Artisti per lo Spettacolo più bello
The Top Artists for the best Show
Salone del DOPOLAVORO FERROVIARIO
Via Sacchi 63
TORINO
INGRESSO LIBERO
AMIR NIAZMAND Chitarra -Tanbour
SIMONE BELLAVIA Contrabbasso
CHEN WEN -TING Cantante Lirica
SALVATORE TOTI CANZONERI Flauto
ELISA DIAZ Ballerina
JULIA KUNYAVSKAYA Cantante Lirica
LINO MEI Pianoforte
NUCCIO NOBILE Chitarra Flamenca
CHRISTIAN TREMUS Chitarra
MARCO VIOLA Violino
UGO VIOLA Fisarmonica
GIOVANNI VOLINI Armonica Cromatica
2010年9月3日星期五
CAMPIONATI DEL MONDO DI PALLAVOLO MASCHILE ITALIA 2010
TORINO - PALARUFFINI
CAT.A - GRADINATA € 14,00 / ABB. € 35,00
CAT.B - TRIBUNA € 20,00 / ABB. € 45,00
TORINO - PALARUFFINI
25.09.2010
FRANCIA-REP.CECA / BULGARIA-CINA
26.09.2010
REP.CECA-CINA / FRANCIA-BULGARIA
27.09.2010
BULGARIA-REP.CECA / CINA-FRANCIA
PREVENDITA:
FIPAV - Strada del Meisino, 19 - Torino
CUS TORINO - Via Paolo Braccini,1 - Torino
CAT.A - GRADINATA € 14,00 / ABB. € 35,00
CAT.B - TRIBUNA € 20,00 / ABB. € 45,00
TORINO - PALARUFFINI
25.09.2010
FRANCIA-REP.CECA / BULGARIA-CINA
26.09.2010
REP.CECA-CINA / FRANCIA-BULGARIA
27.09.2010
BULGARIA-REP.CECA / CINA-FRANCIA
PREVENDITA:
FIPAV - Strada del Meisino, 19 - Torino
CUS TORINO - Via Paolo Braccini,1 - Torino
2010年8月14日星期六
LA CULTURA CINESE NON DEVE FARE PAURA
LA STAMPA
14.08.2010
FRANCO BRUNI
Gli economisti hanno sempre più bisogno di antropologi. Per capire dove va il mondo globalizzato occorre la geo-economia, cui serve la geo-politica. Ma entrambe richiedono «geo-cultura», dove siamo più indietro.
L’aspetto più rilevante, anche sul fronte culturale, è il ruolo dei Paesi emergenti e, in particolare, della Cina, con la quale l’Occidente sta cercando il giusto modo per rapportarsi. Si è parlato a sproposito di G2: un mondo governato da Cina e Usa. Mentre le relazioni sino-occidentali registrano continue incomprensioni e incidenti: dai diritti umani alla libertà del global web, da questioni strategico-militari, come Iran e Corea, a quelle ecologiche, ai bisticci nel Wto e sul tasso di cambio. Frattanto si rafforza l’influenza della finanza e della politica cinese in tutto il mondo. Se la qualità del dialogo fra Occidente e Cina non migliora saranno guai economici e politici.
Ed ecco la geo-cultura: il nostro atteggiamento verso la cultura cinese deve maturare più svelto. A volte sembra inceppato e sciocco. È come se pensassimo che, visto che ci imitano nelle forme dello sviluppo economico, che hanno abbandonato i loro vestiti per i nostri, che studiano nelle nostre università, i cinesi gareggino solo sul nostro stesso terreno e inseguano un adeguamento completo alla nostra cultura, lasciando la loro, millenaria, al folclore antiquario. È l’idea che la globalizzazione può avvenire solo sotto l’egida di una cultura essenzialmente occidentale. L’idea, insieme timorosa e arrogante, che la concorrenza di Pechino sia una minaccia dannosa ma che soccomberà se i cinesi non accetteranno del tutto, fra l’altro, la nostra concezione della democrazia.
Conviene provare a pensare diversamente. La Cina adotta strumentalmente nostri costumi e infrastrutture culturali, ma la cultura globale del futuro conterrà elementi irriducibili di quella cinese, che l’Occidente deve individuare e condividere per tempo, nutrendo così la sua disponibilità a un vero dialogo fra pari, a una diplomazia economica e politica, privata e pubblica, spogliata di paure aggressive, a una collaborazione senza supponenze con quello che potrebbe tornare a essere, come l’etimo del suo nome, il «paese centrale».
Gli elementi della cultura cinese ai quali fare attenzione fanno riferimento a quelli che, fin dai secoli lontanissimi, sono giunti in Europa dall’Oriente, per vie traverse e mediate, con una contaminazione certo non nuova, ma che va rinnovata e rafforzata. Alcuni di questi elementi, importanti per l’economia e la politica, impressionano chi, come me, è lungi dall’essere un sinologo.
A cominciare dalla densità di concetti e messaggi contenuta in ogni «mattone» del linguaggio con cui i cinesi si esprimono e ragionano. La scrittura ideografica è solo l’aspetto più evidente di un modo di pensare e comunicare più «quantistico» del nostro, dove il singolo carattere-vocabolo ha significati diversi persino a seconda della calligrafia e si collega agli altri con un’algebra più complessa di quella con cui le nostre lettere formano le parole e le frasi. Il linguaggio cinese ha una maggiore predisposizione del nostro a trattare le sfumature e la complessità e meno pretese di trasmettere messaggi neutri, oggettivi, adatti a una razionalità aristotelica. A ciò non è estranea la ritrosia con cui i cinesi accettano l’alternativa secca fra affermazione e negazione, vero e falso, bianco e nero, la loro grande confidenza coi vari toni di grigio.
E non è solo il confine fra il sì e il no che la logica cinese tende a sfumare, ma tanti altri confini che noi pretendiamo di considerare netti. Il confine, per esempio, fra individuo e collettività che il confucianesimo presenta in modo diverso dall’individualismo occidentale. Il confine fra l’oggi e il domani, con la maggior propensione dei cinesi a guardar lontano anche quando sembrano concentrati con avidità sul presente, anche quando soddisfano con impeto il loro piacere per l’azzardo, per il gioco, per la graziosità dell’effimero, anche quando cavalcano con apparente imprudenza cambiamenti rivoluzionari, subitanei e bruschi. E, ancora, a sfumare è il confine fra sostanza e apparenza: un confine che a noi dà ansia e sensi di colpa, mentre i cinesi accettano la legittimità della sovrapposizione-confusione fra forma, estetica, galateo, rito, mito, cerimonia, e ciò che apparenze e simboli vogliono significare. È sfumato anche il confine fra il diritto e le relazioni amicali e gerarchiche, personali e di gruppo. In molti modi la sfumatura dei confini investe poi quello fra vita e morte.
Un’iniezione di questo genere di elementi nel tessuto della cultura occidentale può generare contrasti e traumi. Ma può anche arricchirci e dar luogo a una mescola più adatta per affrontare i problemi con cui ci misuriamo. Una mescola più potente per gestire le complessità che la razionalità occidentale si sforza di semplificare in schemi cartesiani, con risultati sovente inadeguati. Proviamo ad accennare un elenco disordinato di possibili utilizzi di una cultura iniettata di cineserie. Servirebbe, innanzitutto, ad apprestare qualche cura alla nostra democrazia, che è in crisi per tante ragioni. Riusciremmo forse a: maneggiare meglio la compatibilità fra pubblico e privato, fra interessi individuali, corporativi e collettivi; trovare nuova forza per esaltare la complementarità fra i meccanismi di alternanza, tipo destra-sinistra, e convergenze e mobilitazioni indispensabili per grandi azioni collettive; accettare e, insieme, superare, i limiti sempre più clamorosi della legittimazione elettorale del potere; impostare relazioni internazionali meno muscolari e riconoscere sostanziali poteri sopranazionali per un mondo globale, prima ancora di averli legittimati all’occidentale; riaffermare lo stato di diritto e l’indipendenza del potere giudiziario, comprendendo con più sereno realismo che non sono fini assoluti ma strumenti imperfetti.
Capiremmo inoltre meglio: come guardare al lungo periodo nelle nostre decisioni, pubbliche e private; come sposare l’anonimità del mercato economico, aperto a tutti, con gli affari basati su relazioni esclusive, personali e di gruppo; come accettare le inevitabili mescolanze del laico col religioso; come fare affari e politiche che sono davvero multiculturali, non perché usiamo algoritmi occidentali per evitare «scontri di civiltà», ma perché abbiamo un concetto meno arrogante dei confini di una cultura. L’impressione è che i cinesi siano da tempo al lavoro per studiarci, cercando la fusione culturale dove lasceranno il loro potente imprinting. Abbassiamo le difese e le paure e mettiamoci a lavorare anche noi per accelerare la scoperta della formula migliore per la mescola. C’è da guadagnare per tutti: non occorre fare i conti all’occidentale per esserne sicuri.
14.08.2010
FRANCO BRUNI
Gli economisti hanno sempre più bisogno di antropologi. Per capire dove va il mondo globalizzato occorre la geo-economia, cui serve la geo-politica. Ma entrambe richiedono «geo-cultura», dove siamo più indietro.
L’aspetto più rilevante, anche sul fronte culturale, è il ruolo dei Paesi emergenti e, in particolare, della Cina, con la quale l’Occidente sta cercando il giusto modo per rapportarsi. Si è parlato a sproposito di G2: un mondo governato da Cina e Usa. Mentre le relazioni sino-occidentali registrano continue incomprensioni e incidenti: dai diritti umani alla libertà del global web, da questioni strategico-militari, come Iran e Corea, a quelle ecologiche, ai bisticci nel Wto e sul tasso di cambio. Frattanto si rafforza l’influenza della finanza e della politica cinese in tutto il mondo. Se la qualità del dialogo fra Occidente e Cina non migliora saranno guai economici e politici.
Ed ecco la geo-cultura: il nostro atteggiamento verso la cultura cinese deve maturare più svelto. A volte sembra inceppato e sciocco. È come se pensassimo che, visto che ci imitano nelle forme dello sviluppo economico, che hanno abbandonato i loro vestiti per i nostri, che studiano nelle nostre università, i cinesi gareggino solo sul nostro stesso terreno e inseguano un adeguamento completo alla nostra cultura, lasciando la loro, millenaria, al folclore antiquario. È l’idea che la globalizzazione può avvenire solo sotto l’egida di una cultura essenzialmente occidentale. L’idea, insieme timorosa e arrogante, che la concorrenza di Pechino sia una minaccia dannosa ma che soccomberà se i cinesi non accetteranno del tutto, fra l’altro, la nostra concezione della democrazia.
Conviene provare a pensare diversamente. La Cina adotta strumentalmente nostri costumi e infrastrutture culturali, ma la cultura globale del futuro conterrà elementi irriducibili di quella cinese, che l’Occidente deve individuare e condividere per tempo, nutrendo così la sua disponibilità a un vero dialogo fra pari, a una diplomazia economica e politica, privata e pubblica, spogliata di paure aggressive, a una collaborazione senza supponenze con quello che potrebbe tornare a essere, come l’etimo del suo nome, il «paese centrale».
Gli elementi della cultura cinese ai quali fare attenzione fanno riferimento a quelli che, fin dai secoli lontanissimi, sono giunti in Europa dall’Oriente, per vie traverse e mediate, con una contaminazione certo non nuova, ma che va rinnovata e rafforzata. Alcuni di questi elementi, importanti per l’economia e la politica, impressionano chi, come me, è lungi dall’essere un sinologo.
A cominciare dalla densità di concetti e messaggi contenuta in ogni «mattone» del linguaggio con cui i cinesi si esprimono e ragionano. La scrittura ideografica è solo l’aspetto più evidente di un modo di pensare e comunicare più «quantistico» del nostro, dove il singolo carattere-vocabolo ha significati diversi persino a seconda della calligrafia e si collega agli altri con un’algebra più complessa di quella con cui le nostre lettere formano le parole e le frasi. Il linguaggio cinese ha una maggiore predisposizione del nostro a trattare le sfumature e la complessità e meno pretese di trasmettere messaggi neutri, oggettivi, adatti a una razionalità aristotelica. A ciò non è estranea la ritrosia con cui i cinesi accettano l’alternativa secca fra affermazione e negazione, vero e falso, bianco e nero, la loro grande confidenza coi vari toni di grigio.
E non è solo il confine fra il sì e il no che la logica cinese tende a sfumare, ma tanti altri confini che noi pretendiamo di considerare netti. Il confine, per esempio, fra individuo e collettività che il confucianesimo presenta in modo diverso dall’individualismo occidentale. Il confine fra l’oggi e il domani, con la maggior propensione dei cinesi a guardar lontano anche quando sembrano concentrati con avidità sul presente, anche quando soddisfano con impeto il loro piacere per l’azzardo, per il gioco, per la graziosità dell’effimero, anche quando cavalcano con apparente imprudenza cambiamenti rivoluzionari, subitanei e bruschi. E, ancora, a sfumare è il confine fra sostanza e apparenza: un confine che a noi dà ansia e sensi di colpa, mentre i cinesi accettano la legittimità della sovrapposizione-confusione fra forma, estetica, galateo, rito, mito, cerimonia, e ciò che apparenze e simboli vogliono significare. È sfumato anche il confine fra il diritto e le relazioni amicali e gerarchiche, personali e di gruppo. In molti modi la sfumatura dei confini investe poi quello fra vita e morte.
Un’iniezione di questo genere di elementi nel tessuto della cultura occidentale può generare contrasti e traumi. Ma può anche arricchirci e dar luogo a una mescola più adatta per affrontare i problemi con cui ci misuriamo. Una mescola più potente per gestire le complessità che la razionalità occidentale si sforza di semplificare in schemi cartesiani, con risultati sovente inadeguati. Proviamo ad accennare un elenco disordinato di possibili utilizzi di una cultura iniettata di cineserie. Servirebbe, innanzitutto, ad apprestare qualche cura alla nostra democrazia, che è in crisi per tante ragioni. Riusciremmo forse a: maneggiare meglio la compatibilità fra pubblico e privato, fra interessi individuali, corporativi e collettivi; trovare nuova forza per esaltare la complementarità fra i meccanismi di alternanza, tipo destra-sinistra, e convergenze e mobilitazioni indispensabili per grandi azioni collettive; accettare e, insieme, superare, i limiti sempre più clamorosi della legittimazione elettorale del potere; impostare relazioni internazionali meno muscolari e riconoscere sostanziali poteri sopranazionali per un mondo globale, prima ancora di averli legittimati all’occidentale; riaffermare lo stato di diritto e l’indipendenza del potere giudiziario, comprendendo con più sereno realismo che non sono fini assoluti ma strumenti imperfetti.
Capiremmo inoltre meglio: come guardare al lungo periodo nelle nostre decisioni, pubbliche e private; come sposare l’anonimità del mercato economico, aperto a tutti, con gli affari basati su relazioni esclusive, personali e di gruppo; come accettare le inevitabili mescolanze del laico col religioso; come fare affari e politiche che sono davvero multiculturali, non perché usiamo algoritmi occidentali per evitare «scontri di civiltà», ma perché abbiamo un concetto meno arrogante dei confini di una cultura. L’impressione è che i cinesi siano da tempo al lavoro per studiarci, cercando la fusione culturale dove lasceranno il loro potente imprinting. Abbassiamo le difese e le paure e mettiamoci a lavorare anche noi per accelerare la scoperta della formula migliore per la mescola. C’è da guadagnare per tutti: non occorre fare i conti all’occidentale per esserne sicuri.
BABEL TV
29 Luglio 2010
Vediamo cosa ha scritto in proposito www.key4biz.it, a firma di Antonietta Bruno:
«È stato battezzato con il nome di Babel Tv e sarà il nuovo canale dedicato all'immigrazione e il cui lancio sulla piattaforma è previsto nei prossimi mesi. Nata dalla famiglia Sky, 'la nuova creatura' è stata presentata al presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini dal direttore generale di News Corp in Europa e Asia, James Murdoch, e dall'amministratore delegato della controllata italiana, Tom Mockridge. Un incontro, quello tenutosi a Montecitorio e al quale ha preso parte anche il vicepresidente della Commissione Trasporti, Luca Barbareschi, voluto per meglio illustrare i servizi offerti dalla nuova Tv Community, capace di “miscelare l'education all'entertainement per promuovere e incoraggiare l'integrazione presentando all'opinione pubblica, storie di stranieri che si sono integrati e hanno trovato un loro spazio in Italia”.
Il Canale, che prende il suo nome dalla Torre di Babele dove fare incontrare tutte le lingue del mondo, si rivolgerà in modo particolare alle sette principali comunità etniche residenti in Italia: maghrebina, rumena, albanese, latina, cinese, ukraina e filippina, che rappresentano attualmente i 2/3 dei 4,5 milioni di stranieri che vivono nel nostro Paese.
Il canale di Sky avrà appuntamenti fissi e ricorrenti e darà grande spazio alle tematiche civiche e sociali, corsi di italiano e di educazione civica in primis, ma anche orientamenti sul mondo del lavoro con rubriche sull'occupazione in Italia e dedicando particolare attenzione alle procedure e ai permessi di lavoro. Proporrà, inoltre, news con notizie e aggiornamenti dal Paese d'origine e informazioni rilevanti per vivere e integrarsi in Italia.
Durante l'incontro, Murdoch e Mockridge hanno spiegato come questa “nuova creatura che presto vedrà la luce sulla nuova piattaforma satellitare (sia) destinata alle comunità di immigrati, milioni (di persone) che risiedono nel nostro Paese, alle quali sarà dedicata un'attenzione che era auspicabile, quella dovuta ad un pubblico numeroso e dalle esigenze specifiche”. Non solo, fondamentale è stato il confronto “sull'opportunità che si avviino progetti che coinvolgano le infrastrutture tecnologiche esistenti per adeguarle a una crescita globale che deve assolutamente vedere l'Italia in prima linea. Che offra nuove, immense e illimitate opportunità. Occorre - commenta Luca Barbareschi - trasformare in un volano per lo sviluppo e per l'occupazione ciò che oggi è tecnologia spesso diffusa a macchia di leopardo e destinata a pochi. Abbattendo il gap tecnologico, anche i costi dei contenuti diminuiscono in favore del fruitore finale: è un fatto di civiltà e democrazia”.
Per Barbareschi, “è una grande opportunità che dobbiamo assolutamente agganciare. Ai nostri ospiti abbiamo assicurato tutto il supporto possibile". "Per questo - ha concluso l'esponente politico - ci siamo ripromessi di avviare un percorso di scambio fattivo, che ci consentirà di lavorare per il Paese e per il suo sviluppo culturale e sociale”».
Vediamo cosa ha scritto in proposito www.key4biz.it, a firma di Antonietta Bruno:
«È stato battezzato con il nome di Babel Tv e sarà il nuovo canale dedicato all'immigrazione e il cui lancio sulla piattaforma è previsto nei prossimi mesi. Nata dalla famiglia Sky, 'la nuova creatura' è stata presentata al presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini dal direttore generale di News Corp in Europa e Asia, James Murdoch, e dall'amministratore delegato della controllata italiana, Tom Mockridge. Un incontro, quello tenutosi a Montecitorio e al quale ha preso parte anche il vicepresidente della Commissione Trasporti, Luca Barbareschi, voluto per meglio illustrare i servizi offerti dalla nuova Tv Community, capace di “miscelare l'education all'entertainement per promuovere e incoraggiare l'integrazione presentando all'opinione pubblica, storie di stranieri che si sono integrati e hanno trovato un loro spazio in Italia”.
Il Canale, che prende il suo nome dalla Torre di Babele dove fare incontrare tutte le lingue del mondo, si rivolgerà in modo particolare alle sette principali comunità etniche residenti in Italia: maghrebina, rumena, albanese, latina, cinese, ukraina e filippina, che rappresentano attualmente i 2/3 dei 4,5 milioni di stranieri che vivono nel nostro Paese.
Il canale di Sky avrà appuntamenti fissi e ricorrenti e darà grande spazio alle tematiche civiche e sociali, corsi di italiano e di educazione civica in primis, ma anche orientamenti sul mondo del lavoro con rubriche sull'occupazione in Italia e dedicando particolare attenzione alle procedure e ai permessi di lavoro. Proporrà, inoltre, news con notizie e aggiornamenti dal Paese d'origine e informazioni rilevanti per vivere e integrarsi in Italia.
Durante l'incontro, Murdoch e Mockridge hanno spiegato come questa “nuova creatura che presto vedrà la luce sulla nuova piattaforma satellitare (sia) destinata alle comunità di immigrati, milioni (di persone) che risiedono nel nostro Paese, alle quali sarà dedicata un'attenzione che era auspicabile, quella dovuta ad un pubblico numeroso e dalle esigenze specifiche”. Non solo, fondamentale è stato il confronto “sull'opportunità che si avviino progetti che coinvolgano le infrastrutture tecnologiche esistenti per adeguarle a una crescita globale che deve assolutamente vedere l'Italia in prima linea. Che offra nuove, immense e illimitate opportunità. Occorre - commenta Luca Barbareschi - trasformare in un volano per lo sviluppo e per l'occupazione ciò che oggi è tecnologia spesso diffusa a macchia di leopardo e destinata a pochi. Abbattendo il gap tecnologico, anche i costi dei contenuti diminuiscono in favore del fruitore finale: è un fatto di civiltà e democrazia”.
Per Barbareschi, “è una grande opportunità che dobbiamo assolutamente agganciare. Ai nostri ospiti abbiamo assicurato tutto il supporto possibile". "Per questo - ha concluso l'esponente politico - ci siamo ripromessi di avviare un percorso di scambio fattivo, che ci consentirà di lavorare per il Paese e per il suo sviluppo culturale e sociale”».
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